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Ferdinando Cesaroni

   Personaggi Perugini


Ferdinando Cesaroni (Fratta Todina, 23 aprile 1836Perugia, 8 luglio 1912). Perugino, ingegnere e politico, fu Deputato del Regno d'Italia nelle legislature XXI, XXII, XXIII.

La vita

Crebbe da apprendista giardiniere presso ville nobili, recandosi spesso a Montecarlo per acquistare i semi. Ebbe quindi modo di ampliare i suoi orizzonti culturali a contatto con un mondo decisamente più aperto di quello dal quale proveniva. Come in un lampo la sua vita si trasformò grazie alla forte motivazione e alla smisurata voglia di vincere. Iniziò costruendo silos nel porto di Genova e ottenne appalti per palazzi nella stessa città. La grande fortuna economica arrivò però dalla diffusione delle ferrovie.

Il commendator Cesaroni ottenne appalti pubblici per la costruzione di tratti ferroviari al nord e nel meridione d’Italia, con annesse infrastrutture. E certamente si giovò di speculazioni sulle rivalutazioni economiche dei terreni destinati al passaggio delle linee ferrate. Il dato di fatto è che in breve tempo Ferdinando Cesaroni mise insieme una vera e propria ricchezza, che investì anche nell’acquisto di terreni e ville circostanti Perugia, tra cui quella di Colle del Cardinale, dove suo padre era giardiniere.

Ma il commendatore non si era certo dimenticato delle condizioni disagiate dei contadini, e, per rendere proficuo il lavoro dei suoi uomini volle trasformare le proprietà mettendo a disposizione dei coloni abitazioni comode, fornite di generatori elettrici e di una rete telefonica, triplicò la rendita dei suoi beni e migliorò le condizioni economiche della gente che da lui dipendeva, tanto da essere considerato un benefattore. A San Feliciano, dove aveva creato una comoda fattoria collegata telefonicamente con Magione, gli abitanti ottennero un sensibile incremento morale ed economico, che li sollevò dalle preesistenti disagiate condizioni. Sotto i suoi auspici si è fondata e prospera una Società di Mutuo Soccorso. Tutto ciò giungeva anche, per bocca di contadini poveri, all’onorevole Pompilj, ma egli teneva con essi un atteggiamento ben diverso rispetto a quello del Cesaroni con i suoi.Tra Guido Pompilj, che quasi mai era a Monte del Lago, e il commendator Cesaroni, che prediligeva ritirarsi nella stupenda villa di Colle del Cardinale o nella villa di Fontana quando non viveva a Firenze, ci furono diversi punti di contatto, non solo per le vicende relative al Consorzio Bonifica, dapprima in forme reciprocamente garbate, poi di attrito, ma sempre conservando toni di stima nelle rispettive missive. E così avvenne anche in politica. Ferdinando Cesaroni era di tendenze democratiche, opposte a quelle del monarchico liberale Pompilj. Inoltre, per la costruzione dei suoi palazzi (palazzo Cesaroni, oltre ai due palazzi in Firenze dove viveva) e per le costruzioni della sua impresa, si era avvalso dell’opera dell’ingegner Guglielmo Calderini. Costui altri non era che lo sfidante radicale nel collegio elettorale di Pompilj.

Palazzo Cesaroni

Costruì un grande palazzo di rappresentanza davanti alla Prefettura, dove poi non volle mai abitare. Infatti, nel 1890 venne a Perugia il re Umberto per inaugurare la statua equestre del padre, sistemata nei giardini davanti alla sua casa. Il Cesaroni offrì una stupenda carrozza, per prelevare il re alla stazione, vellutata di rosso. Il Prefetto ne preferì un'altra. Il Cesaroni non abitò mai quel palazzo per non essere costretto a vedere la statua.

L'attività politica

Pur dichiarandosi apertamente per i democratici ed eletto per la Sinistra, Ferdinando Cesaroni non era mai stato antimonarchico (anche se alcuni detrattori vollero identificare le smorfie dei fregi di Palazzo Cesaroni rivolti al monumento equestre di Vittorio Emanuele come una ritorsione per un rifiuto del Re a un suo invito, risalente a dieci anni prima l’edificazione del Palazzo) e, del resto, stante la riluttanza della Sinistra ad annoverarlo fra i rappresentanti della classe operaia in Parlamento, egli fu spinto ad accentuare in politica una posizione propria isolata. Nel primo decennio del nuovo secolo, appagato, si concesse alcuni svaghi, come i magnifici purosangue da corsa, le fastose battute di caccia con personaggi di importanza nazionale (il ministro Tittoni nel 1905), anche se di sentore politico diverso dal suo. Sta di fatto che le persone del ceto nobiliare, o comunque appartenenti alla società che contava allora, non erano molte e, anche partendo da posizioni politiche diverse, amavano rimanere tra pari, limitando le divergenze agli atti pubblici e ai proclami. Non ci è dato sapere se dopo la prima avventura ministeriale del Pompilj e il conseguente suo spostamento verso il centro dello schieramento parlamentare, i due personaggi confinanti sulle sponde del lago condividessero qualcosa (affari, amicizia). Certo sì è che nelle vicende dell’uno non ci sono riferimenti o punti di contatto con l’altro, se non in occasione delle opere idrauliche del nuovo canale emissario del lago. In quell’occasione, infatti, Cesaroni fu coinvolto in duplice maniera dal Consorzio di cui Pompilj era Presidente: in quanto proprietario frontista del lago (e quindi contribuente), e in quanto imprenditore. Ricco di lettere e di spunti polemici risulta essere il rapporto che vide Pompilj e Cesaroni dapprima uniti da un contratto d’opera e poi separati dalla vertenza che ne scaturì per la risoluzione dello stesso. Nell’ambito del Consiglio comunale di Magione, di cui entrambi furono a lungo membri, non figurano diverbi; anzi, nel caso della costruzione della strada comunale San Feliciano – Monte del Lago, che doveva unire entrambe le proprietà, si coalizzarono avendo contrari tutti gli altri consiglieri.

Egli, sul momento, era l'unico milionario di Perugia. Come ingegnere propose un progetto per la sollevazioni dell'acqua del Tevere per dissetare Perugia. Nel 1888 comperò l'isola Polvese e l'anno dopo si costruì un battello in acciaio, lungo mt. 11,50 e spinto a benzina della casa Benz. Fu il primo mostro del genere a solcare le acque del Trasimeno.

A tutto il 1893 (anno in cui il prof. A. Lupattelli gli dedicò un volume contenente storici ricordi di ville e castelli da lui acquistati nel territorio perugino) possedeva la villa di Colle del Cardinale, la villa di Fontana, l’Isola Polvese sul lago Trasimeno (acquistata dai conti Pianciani, che l’avevano sfruttata solo per la caccia e la raccolta di olive subentrando ai frati olivetani dopo il 1832), gran parte dei poderi di San Feliciano, estendendosi nella proprietà fin sotto San Savino e il castello di Monte Buono, anch’esso di sua proprietà, come pure quello di Montalera. Alla fine del XIX secolo Ferdinando Cesaroni possedeva quindi gran parte della costa orientale del lago Trasimeno (appartenuta ai Pianciani) e confinava con le tenute di Guido Pompilj; per muoversi sull’acqua aveva due motoscafi: l’Albina, in acciaio a vapore (in onore della moglie Albina Lorenzetti), e il Giulia, a benzina. Nel 1893 tra le altre cose, rinnovò un progetto per l'acquedotto e più tardi quello della luce elettrica della città.

Colle Umberto I

Il commendatore, acquistando in gestione i terreni costituenti la dote della moglie del suo figlio maggiore Cesare, posti nella zona ai piedi di Cortona e Castiglion Fiorentino e, apportandovi le stesse migliorie introdotte a San Feliciano, li trasformò in un serbatoio di voti. Così fu eletto deputato a Cortona e si trasferì quindi a Roma, all’Hotel de Russie (del quale era comproprietario), nel 1900. Tornò a Perugia solo per battute di caccia o occasioni mondane, come l’inaugurazione del Palazzo Cesaroni in Perugia, voluto per dare lustro alla città e occupazione ai lavoratori, o come il magnifico pranzo dato al Re nella villa di Colle del Cardinale, da cui il nome della frazione Colle Umberto I.

La morte

Ferdinando Cesaroni ebbe la sventura di conoscere, prima della morte, il declino delle sue ricchezze e, pertanto, predispose un testamento (più di 800 milioni il valore, all’epoca, dei suoi beni) a favore del figlio maggiore Cesare, l’unico che l’aveva aiutato (ma il testamento fu impugnato e il patrimonio suddiviso). Gli altri sei figli contribuirono solamente a dilapidare il suo patrimonio: Anselmo con gli aerei ed Edoardo con il gioco. Fu proprio a causa del figlio Edoardo che Ferdinando Cesaroni non riuscì a concretizzare l’ultimo e più importante suo affare: l’acquisto della società Edison, sì, proprio quella che stava rivoluzionando il mondo con la diffusione dell’energia elettrica. Il contratto era pronto ed il prezzo pattuito in un milione e ottocentomila lire, che furono però utilizzati per saldare un debito di gioco di Edoardo, tenuto in ostaggio a Montecarlo.

Morì l'8 luglio 1912 nella villa di Fontana a seguito di un attacco cardiaco.

Oggi Palazzo Cesaroni è sede dell'amministrazione della Regione.


Riferimenti